È davvero possibile che, da qui al 2030, l’intelligenza artificiale ridisegni il mercato del lavoro in modo così radicale da mettere in discussione intere generazioni professionali? La provocazione sembra estrema, ma è lo specchio di un cambiamento che avanza con una velocità superiore alla capacità dei sistemi sociali ed educativi di comprenderlo. Le dinamiche in atto non riguardano soltanto la sostituzione tecnologica, ma un mutamento culturale nel valore stesso del lavoro, in un mondo che chiede meno operatività umana nella produzione quotidiana e più capacità di adattamento, giudizio, relazione e supervisione dei sistemi intelligenti.
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