Per decenni, quando un’impresa aveva bisogno di finanziarsi, le alternative erano relativamente chiare: rivolgersi a una banca, emettere obbligazioni oppure raccogliere capitale attraverso nuovi soci o, per le aziende di maggiori dimensioni, tramite i mercati finanziari.
Negli ultimi anni questo schema sta cambiando rapidamente. Una quota crescente del credito alle imprese viene infatti erogata da soggetti che non sono banche e attraverso operazioni che non transitano dai tradizionali mercati obbligazionari.
È il mondo del private credit, o credito privato.
Fondi di investimento, asset manager, compagnie assicurative, fondi pensione e altri investitori istituzionali stanno assumendo un ruolo sempre più importante nel finanziamento diretto delle aziende. Il fenomeno è particolarmente sviluppato negli Stati Uniti, ma sta crescendo anche in Europa.
Non si tratta semplicemente della nascita di una nuova categoria di investimento. Dietro l’espansione del private credit si trova una trasformazione più ampia del sistema finanziario: una parte dell’attività che un tempo veniva svolta principalmente dalle banche si sta progressivamente spostando verso operatori finanziari non bancari.
Cos’è il private credit
Con private credit si indica generalmente il finanziamento concesso direttamente a un’impresa da investitori o fondi specializzati, senza passare attraverso il tradizionale prestito bancario e senza che il debito venga necessariamente negoziato sui mercati pubblici.
Il caso più semplice può essere quello di un fondo che raccoglie capitale da investitori istituzionali e utilizza queste risorse per concedere finanziamenti direttamente a società private.
Il rapporto viene quindi costruito tra l’impresa e uno o più finanziatori specializzati.
A differenza di un’obbligazione quotata, il finanziamento normalmente non viene scambiato quotidianamente su un mercato pubblico. Le condizioni vengono negoziate direttamente e possono essere costruite sulle specifiche esigenze del debitore.
All’interno della definizione di private credit rientrano operazioni molto diverse tra loro: finanziamenti diretti alle imprese, debito destinato a operazioni di acquisizione, credito immobiliare, finanziamenti infrastrutturali, prestiti garantiti da specifici asset e forme di debito subordinato.
Il segmento che negli ultimi anni ha attirato maggiormente l’attenzione è però il direct lending, cioè il prestito diretto alle aziende da parte di fondi specializzati.
Come funziona un fondo di private credit
Il meccanismo può essere compreso pensando a un fondo che raccoglie denaro da grandi investitori come fondi pensione, compagnie assicurative, family office o investitori istituzionali.
Il fondo utilizza il capitale raccolto per costruire un portafoglio di prestiti.
Invece di comprare obbligazioni già presenti sul mercato, il gestore individua direttamente le imprese da finanziare, analizza la loro situazione economica e negozia caratteristiche del prestito come durata, tasso di interesse, garanzie e clausole contrattuali.
L’impresa riceve il capitale necessario e paga interessi al fondo.
Gli interessi incassati rappresentano una delle principali fonti di rendimento per gli investitori che hanno sottoscritto il fondo.
In molti casi i tassi applicati sono variabili e vengono costruiti utilizzando un tasso di riferimento al quale viene aggiunto uno spread legato al rischio dell’azienda finanziata.
Per gli investitori il risultato può essere un rendimento superiore rispetto alle obbligazioni emesse da società considerate più solide. Naturalmente, a rendimenti potenzialmente più elevati corrispondono anche rischi maggiori.
Perché un’impresa dovrebbe scegliere il credito privato invece di una banca?
Uno degli aspetti più interessanti del private credit è che non compete necessariamente con le banche soltanto sul prezzo.
La sua forza è spesso la flessibilità.
Una banca tradizionale deve operare all’interno di procedure, requisiti patrimoniali e criteri di valutazione del rischio piuttosto strutturati. Alcune operazioni possono quindi risultare difficili da finanziare attraverso i normali canali bancari.
Un fondo di private credit può invece costruire un finanziamento maggiormente personalizzato.
Questo può essere particolarmente interessante per aziende che stanno effettuando acquisizioni, società in rapida crescita, imprese partecipate da fondi di private equity oppure aziende che hanno strutture finanziarie relativamente complesse.
Anche la velocità può rappresentare un vantaggio.
Nelle operazioni societarie, poter conoscere rapidamente la disponibilità del finanziamento può essere decisivo. Un fondo specializzato può in alcuni casi analizzare e strutturare un’operazione con maggiore rapidità rispetto a un processo bancario tradizionale.
In cambio di questa flessibilità, l’impresa può accettare un costo del capitale superiore.
Perché il private credit sta crescendo così velocemente
La crescita del credito privato non deriva da un’unica causa.
Una delle principali va ricercata nella trasformazione delle banche avvenuta dopo la crisi finanziaria globale del 2008.
Le nuove regole patrimoniali hanno contribuito a rendere il sistema bancario più resistente, imponendo alle banche maggiore attenzione nella gestione del capitale e del rischio.
Una conseguenza è stata però la riduzione della convenienza di alcune tipologie di finanziamento, soprattutto nei confronti di imprese maggiormente indebitate o in operazioni considerate più complesse.
Si è quindi creato uno spazio nel mercato.
I fondi di private credit hanno iniziato progressivamente a occupare questa area, mettendo in contatto il capitale degli investitori istituzionali con le necessità finanziarie delle imprese.
La Bank for International Settlements ha evidenziato proprio come l’intermediazione finanziaria si sia progressivamente spostata verso soggetti finanziari non bancari e come i fondi di private credit abbiano assunto un ruolo crescente nel finanziamento delle imprese.
La ricerca di rendimento degli investitori
Esiste poi un secondo motore della crescita: la domanda degli investitori.
Per molti anni i bassissimi tassi di interesse hanno spinto fondi pensione, assicurazioni e grandi investitori verso attività capaci di offrire rendimenti superiori rispetto alle tradizionali obbligazioni.
Il private credit ha risposto perfettamente a questa esigenza.
Prestare capitale direttamente ad aziende meno liquide e generalmente più rischiose permette infatti ai finanziatori di chiedere uno spread maggiore.
Parte del rendimento rappresenta il premio per il rischio di credito. Un’altra parte può essere interpretata come compensazione per la minore liquidità dell’investimento.
Un’obbligazione quotata può spesso essere venduta sul mercato in pochi secondi. Una posizione di private credit può invece essere molto più difficile da liquidare rapidamente.
Per un investitore con un orizzonte temporale molto lungo, come un fondo pensione o una compagnia assicurativa, questa caratteristica può essere accettabile in cambio di un rendimento potenzialmente maggiore.
Private equity e private credit sono sempre più collegati
Un altro elemento fondamentale riguarda la crescita del private equity.
Quando un fondo di private equity acquista un’azienda, una parte dell’operazione viene normalmente finanziata attraverso debito.
Storicamente queste operazioni venivano finanziate prevalentemente attraverso banche e successivamente attraverso il mercato dei leveraged loan o delle obbligazioni high yield.
Oggi una porzione crescente può essere finanziata direttamente dai fondi di private credit.
Il risultato è la creazione di un vero ecosistema dei mercati privati.
Da una parte esistono fondi che investono nel capitale delle imprese, dall’altra fondi specializzati nel finanziarne il debito.
La BCE sottolinea proprio la forte interconnessione tra private equity e private credit, poiché una quota significativa del credito privato viene utilizzata per finanziare acquisizioni societarie effettuate da fondi di private equity.
Il private credit cresce anche in Europa
Il mercato rimane molto più sviluppato negli Stati Uniti, ma l’Europa sta recuperando terreno.
Secondo i dati riportati dalla Banca Centrale Europea, nel 2025 il private credit destinato a progetti nell’area euro ha raggiunto circa 230 miliardi di euro, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente e del 50% rispetto al 2023.
È un dato particolarmente significativo perché il sistema finanziario europeo è storicamente molto più dipendente dalle banche rispetto a quello statunitense.
Negli Stati Uniti le imprese utilizzano da tempo in misura consistente obbligazioni, fondi e mercati dei capitali per finanziarsi. In Europa il credito bancario continua invece a ricoprire un ruolo centrale.
La crescita del private credit potrebbe quindi contribuire a diversificare progressivamente le fonti di finanziamento delle imprese europee.
Dalle PMI alle grandi operazioni finanziarie
Nella sua fase iniziale il private credit era spesso associato alle aziende di medie dimensioni, troppo grandi o finanziariamente complesse per alcuni prestiti bancari tradizionali ma troppo piccole per accedere efficacemente ai mercati obbligazionari.
Oggi questo confine si sta spostando.
I fondi sono diventati più grandi e possono finanziare operazioni di dimensioni sempre maggiori. In alcuni casi gruppi di fondi collaborano per mettere a disposizione miliardi di dollari per una singola transazione.
Il private credit sta quindi iniziando a competere direttamente anche con segmenti del mercato obbligazionario e dei prestiti sindacati.
Parallelamente stanno emergendo nuove aree di applicazione: infrastrutture digitali, data center, energia, healthcare e grandi investimenti tecnologici.
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare un nuovo motore del private credit
Uno dei fenomeni più interessanti riguarda proprio l’intelligenza artificiale.
Lo sviluppo dell’AI richiede investimenti enormi in data center, server, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e semiconduttori.
Finora una parte importante degli investimenti è stata sostenuta direttamente attraverso la liquidità generata dai grandi gruppi tecnologici. Ma aumentando la dimensione dei progetti aumenterà anche la necessità di ricorrere al debito.
La BIS ha rilevato nel 2026 come il private credit stia assumendo un ruolo crescente proprio nel finanziamento dell’espansione dell’infrastruttura legata all’intelligenza artificiale.
La stessa BIS segnala che negli ultimi cinque anni i fondi di direct lending hanno quadruplicato l’esposizione verso AI e information technology, portandola a circa il 15% dei rispettivi portafogli.
Il private credit potrebbe quindi diventare uno dei canali attraverso cui verrà finanziata una parte della gigantesca infrastruttura tecnologica necessaria allo sviluppo dell’AI.
Dove si trovano i rischi
La crescita rapidissima del mercato porta inevitabilmente con sé alcune domande.
La prima riguarda la qualità del credito.
Quando numerosi investitori competono per finanziare le stesse aziende, esiste il rischio che vengano progressivamente ridotti gli standard utilizzati per concedere i prestiti.
Un fondo potrebbe accettare tassi più bassi, garanzie inferiori o condizioni contrattuali meno protettive pur di partecipare alle operazioni.
La seconda questione riguarda la trasparenza.
Un’obbligazione quotata possiede normalmente un prezzo di mercato osservabile. I finanziamenti privati vengono invece valutati periodicamente dai gestori attraverso modelli e metodologie interne.
Questo significa che eventuali deterioramenti del valore possono emergere con maggiore ritardo.
È uno degli aspetti sui quali le autorità finanziarie stanno concentrando maggiormente l’attenzione.
Il problema della liquidità
Esiste poi un apparente paradosso.
Il private credit finanzia attività tipicamente illiquide: un prestito concesso a un’azienda può avere una durata di diversi anni e non esiste necessariamente un mercato dove venderlo immediatamente.
Finché anche il capitale raccolto dal fondo rimane vincolato per molti anni, la struttura può essere relativamente coerente.
Il problema può emergere qualora vengano creati strumenti che consentono agli investitori di richiedere frequentemente il rimborso delle proprie quote.
Se molti investitori volessero uscire contemporaneamente, il fondo potrebbe trovarsi nella difficile situazione di dover restituire denaro mentre gli asset presenti nel portafoglio non possono essere venduti rapidamente.
La BIS ha indicato proprio l’introduzione di finestre di rimborso più frequenti e l’apertura del private credit a nuove categorie di investitori come uno degli elementi da monitorare.
Private credit e banche sono meno separati di quanto sembri
Parlare di crescita del private credit “fuori dalle banche” non significa inoltre che i due sistemi siano completamente indipendenti.
Le banche possono finanziare direttamente i fondi di private credit, concedere linee di credito agli asset manager, finanziare operazioni di acquisizione e mantenere rapporti con gli stessi investitori istituzionali che alimentano i mercati privati.
Si crea quindi una rete di collegamenti.
Per questo le autorità di vigilanza cercano di capire non soltanto quanto sia grande il private credit, ma soprattutto come eventuali perdite potrebbero propagarsi da un settore all’altro del sistema finanziario.
Nel 2026 la BIS ha richiamato nuovamente l’attenzione sull’opacità del mercato, sulla qualità degli asset e sulle connessioni tra private credit, banche, assicurazioni e altri intermediari.
Una trasformazione strutturale del sistema finanziario
Il successo del private credit racconta qualcosa di più profondo della crescita di una singola categoria di investimento.
Sta cambiando il luogo nel quale viene creato il credito.
Per buona parte del Novecento la banca rappresentava il principale intermediario tra chi possedeva capitale e chi aveva bisogno di finanziamenti. Oggi una quota crescente di questa intermediazione avviene attraverso fondi, asset manager, assicurazioni e altri soggetti appartenenti alla cosiddetta non-bank finance.
Per le imprese significa avere più alternative per raccogliere capitale.
Per gli investitori significa poter accedere a nuove fonti di rendimento.
Per le banche significa affrontare concorrenti in segmenti che fino a pochi anni fa erano quasi esclusivamente di loro competenza.
Per le autorità di vigilanza significa invece dover osservare rischi che non sono più concentrati soltanto nei bilanci bancari.
Il punto decisivo sarà capire come questo mercato reagirà durante una vera fase di stress economico.
Gran parte dell’attuale industria del private credit si è infatti sviluppata in un periodo relativamente recente. La sua capacità di attraversare una recessione profonda, con aumento dei fallimenti aziendali e forte deterioramento del credito, non è ancora stata testata nelle dimensioni raggiunte oggi.
Proprio per questo il private credit rappresenta contemporaneamente una delle evoluzioni più interessanti della finanza contemporanea e uno dei mercati che regolatori e investitori osserveranno con maggiore attenzione nei prossimi anni.
Il credito non sta scomparendo dal sistema bancario. Sta diventando più distribuito.
E il confine tra banca, fondo di investimento e mercato dei capitali potrebbe diventare sempre meno netto.

